martedì 20 agosto 2013

Ferum Augustum — "Ferragosto" di Anna Castaldo

Caro Pedante curioso, ti scrivo in rosso color cocomero che non ho mangiato a Ferragosto e senza il sapore di sale e sabbia che cita Gadda e canta Gino Paoli.
Ho deciso di trascorrere la giornata di festa a casa, ho evitato di mescolarmi all'allegria, ma  perché "quale allegria?" cantava Dalla. Riflessione sul supermercato aperto nonostante la festa, tempo di crisi perché ogni giorno è buono per far cassa. Primo pensiero: il cocomero "tondo tondo" ma altro che tondo, in giro cocomeri giganteschi e ovali, buoni per una comitiva di gente allegra e poco adatti al mio frigo. Alla fine ho optato per un melone verde a forma di palla da rugby e ho pensato che andava bene; ebbene lo confesso: evito la tradizione e poi rispetto i riti semplici, ci provo, come soffiare una candelina il giorno del compleanno o le lenticchie a Capodanno.
Sono stata a casetta immersa nel silenzio, con mio figlio e il cane, gli altri residenti sono in vacanza altrove. Ho sentito la mia cara zia di Napoli e la mia amica a telefono e ho visto un bellissimo vecchio film con Gassman ambientato in Toscana e sono stata bene, ma ho pensato "Domani si va al mare".

Anna

Terra e Mare

Tarda estate

La terra a cui credemmo è spenta.
Già la dissuade, muta, una striscia di mare.

domenica 18 agosto 2013

Se il Congiuntivo è d'obbligo...

Ricordo ancora quando studiai per la prima volta Linguistica Generale e Italiana: l'Aula era affollatissima, le lezioni brevissime — accademicamente brevissime: e con questo si intenda il succo della questione circa i ritardi dei prof... —, l'atmosfera però coinvolgente. Saranno stati gli ormoni, sarà stata la Grammatica Trasformazionale, saranno stati gli sguardi e i sorrisi fra di noi, ma ci sentivamo quasi tutti dei Benveniste o degli Hjemslev, qualcuno addirittura aspirava a Saussure, ma in privato, come fra sé e sé.
Vennero le questioni sui dialetti e pure quelle sul Congiuntivo: che è legato ad un'immagine del Mondo, lo si capisca (una volta per tutte, o anche volta per volta, si ripassino Sapir e Whorf, anche a spizzichi e bocconi, non importa!), e che s'è modificato nel tempo e negli usi pure lui. Da complicato che era migliaia di anni fa, scemando scemando s'è semplificato mentre il Mondo si complicava: tanto per mantenere un equilibrio, non foss'altro che per questo. Multiuso un tempo, orante richiedente preveggente previdente smorzante, s'è ritagliato poi i suoi spazi, e questi sono stati via via ristretti per scelta d'altri — la civiltà dell'immagine dell'Indicativo (la deissi di cui parlò Wittgenstein nelle Osservazioni sui fondamenti della Matematica ha un gran peso per capire il ruggito dell'Indicativo) che ha scalzato/sostituito la civiltà dell'ascolto del Congiuntivo.
Morente non è: ché si trascinerebbe il Condizionale, dunque proprio in questo caso va riformulato un Morente non credo che sia; e se qualcuno avesse pensato che lo fosse, già da tempo sarebbe stato smentito almeno dalla tenacia dei difensori/salvatori/imbalsamatori, che come gruppi di Nobili Animalisti dentro la Riserva Indiana della Lingua Italiana vanno trinciando a destra e a manca una lingua che via via sa sempre più di chiuso.
Non tanto per il Congiuntivo, che si difende per bene da sé ed è casomai nel suo (mancato?) uso epifenomeno di una perdita di sfumatura cognitiva (ma la questione non è puramente linguistica); quanto perché con tutto il baccano sul Congiuntivo, gli altri Modi e Tempi negletti ancor più, che fine faranno? I Participi resteranno e rinverdiranno coi Passati Prossimi, gli Imperativi fioccheranno, i Gerundi sfavilleranno dalle periferie dei dialetti verso il gran corso della Lingua Standard; e i Trapassati raggiungeranno forse finalmente la loro stessa natura? Nella biologica varietà verbale, il Congiuntivo avrà una corona arrossata di sangue parentale? Mai sia!, direbbe qualcuno, memore e soddisfatto.

sabato 17 agosto 2013

Ferum Augustum — Racconta il Ferragosto

Gadda lo chiamava "il giorno dei bagnanti appiccicosi e del mellone al mare": e il tuo, com'è stato? Raccontalo in 10 righe e non di più, con tutto il vigore di cui sei capace, e verrai pubblicato sul blog de Il Pedante! Hai tempo fino a giovedì 22 agosto: non prendertela comoda!
Invia il tuo racconto a ilpedantepedante@gmail.com o se preferisci vai sulla Pagina Facebook dell'Evento!

venerdì 16 agosto 2013

Carlo Emilio Gadda e il "mellone"

"Secondo un etimo medievale non del tutto infondato, sarebbe FERUM AUGUSTUM il giorno dei bagnanti appiccicosi e del mellone al mare"
Scrivere di ciò il giorno di San Rocco, patrono di lottatori contro peste ed epidemie, è forse ancor più succoso, vista la tenebra di immondizie che in certe spiagge lasciano i bagnanti appiccicosi: spiagge italiane — Gadda avrebbe detto italiote — e 16 d'agosto, che è mese per altri versi solitarissimo ed estraneo alla socialità. E poi, il mellone, che è romanesco e caciarone, e non si lascia più in acqua attaccato ad una cordicella e tenuto da una busta: per insapidirlo, soprattutto rinfrescarlo. Urbana leggenda degli spiaggiatori che si sporcavano le mani d'olio fritto con le cotolette o la parmigiana, forse: o forse ancor più urbana leggenda di chi non avrebbe abbandonato le città schifando il mare e la battigia e ne avrebbe ascoltato epici racconti settimane dopo, dal vicino di casa ritornato per l'autunno alla partita di carte nel tardo pomeriggio, prima di cena, nei quartieri modesti ma puliti.
Mellone dunque: parola corposa e già liquida dalla consonante raddoppiata, correzione di voce sentita troppo provinciale troppo meridionale, e pure più consona alla spiaggia e al viaggio del più casalingo cocòmmero, e altrettanto ombrata di sentori campagnoli, di spiaggiatori delle colline poco avvezzi quindi al mare, pastori molisani o del frusinate, raddoppianti per incivilimento. Mellone, cocòmmero: un profumo di pecore dentro la polpa rossa di una italica anguria, che invece, chissà, in quel Mezzogiorno ha un sentore di malanno del fisico e dell'animo. Cocòmmero: rustica pesantezza concreta di fetta di pane tagliata per accompagnare le frutta; e mellone, per passarsi la bocca in fine al pasto.
Le bucce poi, verdi e biancastre, che le pigli la sabbia che tutto consuma ed asciuga, tossi e reumi, ossa e febbri, occhi e pelle di chi sogna il mare una volta all'anno almeno.